p 416 .

Paragrafo 3 . Friedrich Wilhelm Joseph Schelling.

Allievo di Fichte, dopo averne difeso inizialmente il sistema,
Schelling matura un progressivo distacco dal pensiero del maestro
attraverso una riflessione sul tema dell'Assoluto.
Egli si rende ben presto conto che nella filosofia fichtiana non 
affatto risolta la contraddizione fra Io e Non-Io, fra Spirito e
Natura. In qualche modo lo aveva riconosciuto lo stesso Fichte:
compito della filosofia  togliere quella contraddizione, insieme a
quella fra Io finito e Io infinito; ma l'azione morale - che  il
modo in cui la filosofia (nell'unit di momento teoretico e momento
pratico) opera - presuppone un infinito riproporre il Non-Io da
parte dell'Io, sulla via del "perfezionamento infinito".
La contraddizione  superabile - sostiene Schelling - solo
attraverso il riconoscimento dell'identit fra Io e Non-Io,
attraverso una ridefinizione dello stesso Non-Io.

p 417 .

Una soluzione radicalmente nuova.

Con Schelling la filosofia tedesca - al di l degli esiti cui
perverr - sembra introdurre nel pensiero occidentale un elemento
di assoluta novit: si mette in discussione il principio di
identit, uno dei fondamenti centrali di tutto il ragionamento
argomentativo, cio della dimostrazione razionale della Verit.
Dire "Io = Non-Io" (cio "Essere = Non-Essere") ripugna alla logica
(aristotelica e non) e al senso comune.
Il limite di tutta la filosofia - secondo Schelling -  quello di
essersi fermata al carattere contraddittorio della realt, senza
coglierne il carattere unitario; di avere considerato Spirito e
Materia (Essere e divenire) come due termini opposti e
inconciliabili, che si elidono reciprocamente (per cui accettarne
uno come reale implica necessariamente rifiutare l'altro). I
diversi sistemi filosofici che si sono succeduti nella storia sono
stati espressione di un "punto di vista" che privilegiava uno solo
dei poli dell'opposizione.
Per risolvere finalmente quella "guerra di tutti contro tutti", e
dare alla filosofia la funzione di unificare tutto il sapere umano,
 necessario accettare l'opposizione come costitutiva della realt.
"Bisogna" scrive Schelling "essere veramente convinti che
l'opposizione si fonda su ragioni obiettive, che essa dipende dalla
natura stessa della cosa, che essa  alla radice di ogni esistenza.
E' per questo che  stato necessario rinunciare alla speranza di
vedere questa opposizione, questa guerra di tutti contro tutti,
finire con la vittoria assoluta di uno dei punti di vista su tutti
gli altri, del trionfo senza contestazione di un sistema su tutti
gli altri. [...] in realt tutti i sistemi, che si escludono
reciprocamente, hanno in comune il fatto di non essere il sistema,
ma qualcosa di subordinato"(45).

La necessit del sistema.

Se vogliamo risolvere l'enigma che la filosofia ha posto in
Occidente seicento anni prima della nascita di Cristo, deve essere
finalmente raggiunto, fatto oggetto della riflessione filosofica,
compreso e spiegato, quell'Assoluto che contiene in s
l'opposizione. Questo  il compito che Schelling affida al suo
sistema (lo "spirito di sistema" domina la filosofia tedesca della
prima met dell'Ottocento): un compito che riterranno di aver
assolto sia lo stesso Schelling sia - contemporaneamente e in
polemica con Schelling - Hegel.
"L'idea o il desiderio di trovare un sistema del sapere umano, o,
pi precisamente, di vedere il sapere umano riunito in un sistema,
in cui tutte le parti sono collegate, suppone naturalmente che, in
origine, di per s, il sapere non sia un sistema, che sia asystaton
["confuso"], qualcosa di non coerente, di disarmonico. Per
riconoscere questa asystasa, questa incoerenza, questa mancanza di
unit, si potrebbe dire questo bellum intestinum ["conflitto
interno"] in seno al sapere umano, l'uomo

p 418 .

 stato costretto a fare dei tentativi in tutte le direzioni"(46).
Schelling - e come lui Hegel - conosce bene la critica illuminista
allo "spirito di sistema", per cui, quando lo ripropone, sente il
bisogno di giustificarlo e di dimostrare il carattere di novit
assoluta del suo sistema rispetto a tutti i precedenti nella storia
della filosofia. Ciascuno degli altri - egli dice - era "un"
sistema; si tratta, invece, di mettere a punto "il" sistema.
Schelling  consapevole che per riproporre non "un" sistema, ma
"il" sistema,  necessario riconoscere - come abbiamo gi accennato
- il carattere parziale che ha caratterizzato tutti i tentativi del
passato.
"Fra i tentativi fatti in Grecia, per esempio" egli scrive "si
potrebbero citare: a) quello dei fisici puri, i quali hanno
preceduto tutti gli altri filosofi e che credettero di poter
ricondurre tutto a cause naturali; b) il dualismo di Anassagora; c)
la teoria degli Eleati che, per sopprimere ogni opposizione,
postularono l'unit pura, quando invece la contraddizione, o non
unit, ha uguale diritto ed il vero sistema  quello che tiene
insieme l'unit e l'opposizione, cio  quello che mostra come
l'unit possa coesistere con l'opposizione e l'opposizione con
l'unit; tutto ci dovette venire prima che la vera idea di sistema
apparisse in Platone. Dunque cronologicamente i sistemi sono
anteriori al sistema"(47). Platone - agli occhi di Schelling - ha
raggiunto la "vera idea di sistema" nel momento in cui, con la
dialettica, si  proposto di risolvere nell'uno la molteplicit; ma
in pratica poi anche il suo sistema  stato "un" sistema, in cui la
realt e la conoscenza appaiono fortemente gerarchizzate e dove
mondo sensibile e spirito, dxa ed epistme, continuano ad essere
contrapposte.

Contro l'ordine matematico.

Non sono certo mancati - riconosce Schelling - tentativi per
eliminare la confusione (asystasa) che ha dominato la filosofia.
Nel pensiero moderno e in Kant si  cercato di proporre "la
matematica come modello della filosofia", e i sostenitori
dell'ordine geometrico hanno detto: "Guardate [...] come nelle
geometrie [...] tutti siano d'accordo, per quanto si vada dai
nostri giorni ad Euclide, a Talete e ai sacerdoti egiziani; ma per
quanto riguarda la filosofia si pu dire: quot capita, tot sensus,
tante teste, tanti pareri, ed ogni giorno ne salta fuori uno
nuovo"(48).
Ma non si pu paragonare la matematica alla filosofia, perch la
prima (almeno fino ai tempi di Schelling) non comporta una
molteplicit di sistemi, dal momento che l'oggetto del suo studio
non  "disarmonico" e "incoerente", come invece  la realt che la
filosofia vuole conoscere. Non si pu proporre la coerenza e la non
contraddittoriet della matematica come modello alla filosofia,
perch "sarebbe come dire che un cristallo, misurabile secondo le
regole della stereometria,  da preferire alla figura umana, perch
immune da malattie, alle quali pu essere invece soggetto
l'uomo"(49).

p 419 .

Tutti i tentativi di strutturare la filosofia secondo regole
matematiche sono falliti perch partivano dal presupposto che la
confusione fosse nella filosofia e non nella realt, di cui la
filosofia era solo un riflesso.

Il problema dell'Assoluto e Spinoza.

Proprio Spinoza, che ha illustrato e "dimostrato" la sua visione
della realt secondo un "ordine geometrico", appare a Schelling
come uno dei filosofi che maggiormente hanno contribuito a porre il
problema dell'Assoluto, a creare cio le basi per eliminare -
finalmente e davvero - la contraddizione fra Soggetto e Oggetto,
tra Finito e Infinito, e poter cos cogliere l'unica sostanza di
tutte le cose che esistono.
"Come si sarebbe ingiusti con Spinoza, se si credesse che egli in
filosofia abbia avuto a che fare solo con le proposizioni
analitiche [cio di tipo geometrico-matematico], che egli mette a
fondamento del suo sistema. Si sente molto bene quanto poco egli
credeva di aver fatto con questo: lo tormentava un altro enigma,
l'enigma del mondo, la domanda: come l'Assoluto pu uscire da se
stesso e contrapporsi un mondo?". A queste parole Schelling fa
seguire una nota in cui spiega: "Questa domanda viene cos
formulata con intenzione. L'autore [Schelling] sa bene che Spinoza
afferma solo una casualit immanente dell'oggetto assoluto. Ma si
mostrer in seguito che egli affermava questo per la semplice
ragione che gli era inconcepibile come l'Assoluto potesse uscire da
se stesso: per la ragione ossia che egli sapeva porre, ma non
risolvere, la questione"(50).
E' evidente che la soluzione proposta da Spinoza  "una" soluzione,
all'interno del "suo" sistema, e, come tale, non  condivisibile da
chi - come Schelling - cerca "la" soluzione: l'identificazione
spinoziana dell'Assoluto con la Natura significa ancora una volta
assegnare il predominio a uno dei termini dell'eterna opposizione,
ma - continua Schelling - si deve mettere in evidenza che per
Spinoza "ogni esistente" (sia esso una cosa estesa o un pensiero) 
soltanto "modificazione" (attributo o modo) dello "stesso
Infinito"(51).

Schelling e la storia della filosofia.

Da quanto detto fin qui emerge anche la novit dell'atteggiamento
di Schelling - che in qualche modo  condiviso anche da Hegel - nei
confronti della storia della filosofia. E' scomparso completamente
l'atteggiamento "distruttivo", tipico del pensiero moderno fino
all'illuminismo, nei confronti della tradizione filosofica, che non
rappresenta pi una serie di errori e di pregiudizi da cancellare,
bens una

p 420 .

serie di successive approssimazioni nella lunga ricerca della
Verit. La nuova filosofia, quindi, deve essere in grado di operare
una sintesi che accolga in s quanto di positivo  stato prodotto
dai filosofi precedenti: "L'idea di sistema in generale implica la
lotta necessaria e inconciliabile dei sistemi; senza questa lotta
l'idea non sarebbe mai nata"(52).
E' quindi comprensibile che nella filosofia di Schelling si trovino
echi del pensiero di quei filosofi che hanno rivendicato un
carattere unitario della realt in cui convivano Spirito e Materia:
oltre a Spinoza dobbiamo ricordare Plotino(53) e l'eterno circolo
dalla luce dell'Uno all'oscurit della materia e dalla materia
all'Uno; Giordano Bruno e la sua filosofia della natura, oppure
Leibniz che inaugura la filosofia tedesca moderna in nome del
rifiuto di ogni forma di dualismo.
Ma la cosa pi importante, per capire il rapporto di Schelling - e
di Hegel - con la storia della filosofia,  la convinzione che la
filosofia non sia la risposta (o il tentativo di dare una risposta)
a problemi sempre nuovi che si offrono nel corso dei secoli alla
riflessione dell'uomo, bens - come abbiamo gi detto - il
susseguirsi di una serie di risposte parziali a un unico problema,
che Schelling ha definito "l'enigma del mondo".
La filosofia, quindi, nella Germania dei primi del diciannovesimo
secolo, deve assolvere allo stesso compito che le avevano assegnato
i primi filosofi greci: portare alla luce la Verit (altheia).

La paura del buio.

La luce della ragione che aveva rischiarato l'Europa nel
diciottesimo secolo, il ruolo e la forza di somma legislatrice
delle cose e degli uomini che alla ragione aveva attribuito Kant,
la capacit creatrice che Fichte vede nell'Io razionale, non sono
sufficienti per produrre quella sorta di "soluzione finale" che
alcuni giovani intellettuali tedeschi, agli inizi del
diciannovesimo secolo, sembrano voler dare al continuo riproporsi
dei pi antichi problemi della filosofia occidentale. L'Aufklrung
 per i tedeschi solo un "rischiaramento" che lascia sopravvivere
troppe zone d'ombra che sembrano precluse alla ragione.
Il "criticismo" kantiano aveva addirittura teorizzato l'esistenza
di una zona oscura (quella della "cosa in s"), inconoscibile per
definizione, tutta esterna ed eterogenea alla ragione. L'idealismo
pratico di Fichte, partito con l'obiettivo di "togliere la cosa in
s", si era risolto nella riproposizione all'infinito di quanto si
era prefisso di eliminare; ma _ e questo  quanto mette in evidenza
Schelling _ almeno un merito deve essere riconosciuto a Fichte:
quello di avere ipotizzato, come improbabile conclusione del
"perfezionamento infinito", un Assoluto in cui tutte le
contraddizioni sono risolte.
Forse  giunto il momento in cui anche ci che per secoli  stato
considerato Nulla potr avere la stessa dignit dell'Essere e
brillare della stessa luce dell'Essere perch  la stessa cosa che
l'Essere.
La luce  dentro la Natura, cos come  dentro l'Intelletto, perch
la Natura e l'Intelletto sono lo stesso Assoluto. L'impressione di
oscurit, il buio che sembra avere avvolto da sempre la Natura (e

p 421 .

l'Intelletto),  dovuta al fatto che l'Assoluto si presenta come un
"ammasso" caotico e indifferenziato, un coacervo di forze
indistinte, che l'Intelletto distingue e differenzia, cogliendone
al tempo stesso la profonda unit(54).

Consapevolezza e inconscio.

La Natura - che per Fichte era esclusivamente Non-Io - occupa,
quindi, un ben altro ruolo nella riflessione di Schelling, che le
dedica pi di uno scritto: Idee per una filosofia della Natura, del
1797; Primo progetto di un sistema della filosofia della Natura,
del 1799; Sul rapporto della filosofia della Natura con la
filosofia in generale, del 1802; Sul rapporto delle arti figurative
con la Natura, del 1807.
La Natura nel sistema di Schelling cessa di essere il buio, la
negazione dell'Essere, l'estraneo e l'eterogeneo al soggetto, la
materia informe che eventualmente si lascia ordinare e strutturare
dall'Io, per diventare essa stessa luce, perch la Natura "non
soltanto esprime ma realizza veramente le leggi del nostro
spirito"(55).
La Natura  viva, come aveva affermato Giordano Bruno,  Essere a
tutti gli effetti: ci che appare oscuro  gravido di luce. "Ogni
nascita  nascita dall'oscurit alla luce: il seme deve essere
nascosto nella terra e morire nelle tenebre, affinch una pi bella
e luminosa forma si innalzi e si dispieghi ai raggi del Sole.
L'uomo vien concepito nel grembo materno; e solo dal buio
dell'irrazionale (dal sentimento, dall'aspirazione, splendida madre
della conoscenza) si destano i luminosi pensieri"(56).
Molti decenni prima delle ricerche di Sigmund Freud, Schelling
propone la distinzione e l'unit fra conscio e inconscio: il
pensiero razionale e consapevole trae la sua origine dall'oscurit
dell'inconscio, e all'inconscio pu tornare la razionalit. E cos
la Natura pu essere spiegata e

p 422 .

compresa come il livello inconscio dello Spirito, che, a sua volta
- nel circolo eterno dell'Essere - non  nient'altro che la Natura
assurta alla consapevolezza. Secondo una celebre formula di
Schelling, "la Natura deve essere lo Spirito visibile, lo Spirito
la Natura invisibile"(57).
Particolarmente attento ai risultati ottenuti dalle scienze della
natura, Schelling ritiene che essi possano essere "interpretati" e
utilizzati dalla filosofia nel suo processo di unificazione del
sapere umano e di descrizione della vera struttura della realt.
Cos la visione del rapporto fra Natura e Spirito all'interno
dell'unicit dell'Essere assoluto pu essere descritta mutuando
immagini dagli studi sull'elettricit e sul magnetismo: il magnete
all'interno del quale non pu essere eliminata la dualit dei poli
che pure costituiscono la sua intima unit. In termini pi
"filosofici" si pu dire che "nell'Assoluto [...] sia la Ragione -
quale atto assoluto di conoscenza che simboleggia se stesso nella
Natura eterna, nell'organismo - sia l'organismo - quale Natura
intesa quale eterno ritorno del finito nell'infinito, nella
Ragione - si celebrano entrambi nell'assoluta idealit"(58).

L'arte come organo della filosofia.

Di fronte a una visione della realt fondata sull'indistinto e
l'indifferenziato la Ragione, che opera soprattutto attraverso la
distinzione, l'analisi e la sintesi,  destinata ad incontrare non
poche difficolt: l'inconscio costituisce uno scoglio
insormontabile per la Ragione. Ma ci che non  rappresentabile
dalla filosofia razionale pu essere rappresentato dall'arte.
Chi, se non l'artista, pu cogliere e rappresentare lo Spirito che
vive nella materia? Si pensi a Michelangiolo, che nel blocco di
marmo squadrato "vedeva" vivere la statua che sarebbe uscita dal
suo scalpello; si pensi alla grande pittura nella quale la materia,
i colori, esprimono e suscitano sentimenti e pensieri. Attraverso
l'opera d'arte l'artista riesce a rendere visibile nella Natura lo
Spirito che, di solito, in essa  solo nascosto (invisibile).
L'intuizione intellettuale (cio del soggetto che usa la ragione)
mantiene aperta la separazione fra il soggetto e l'oggetto;
l'intuizione estetica (cio l'opera d'arte) annulla definitivamente
quella separazione.
Le parole di Schelling a questo proposito sono ricche di
suggestioni: "Se l'intuizione estetica non  se non la
intellettuale divenuta obiettiva [cio si fa oggetto, opera
d'arte], s'intende di per s che l'arte sia l'unico vero ed eterno
organo e documento insieme della filosofia, il quale sempre e con
novit incessante attesta quel che la filosofia non pu
rappresentare esternamente, cio l'inconscio nell'operare e nel
produrre, e la sua originaria identit con il cosciente [identit
fra Spirito e Materia]. Appunto perci l'arte  per il filosofo
quanto vi ha di pi alto, perch essa gli apre quasi il santuario,
dove in eterna e originaria unione arde come in una fiamma quello
che nella Natura e nella storia  separato, e quello che nella vita
e nell'azione, come nel pensiero, deve fuggire s eternamente. La

p 423 .

veduta, che artificiosamente si fa della Natura il filosofo,  per
l'arte la originaria e naturale. Ci che noi chiamiamo Natura  un
poema, chiuso in caratteri misteriosi e mirabili. Ma se l'enigma si
potesse svelare, noi vi conosceremmo l'odissea dello Spirito, il
quale, per mirabile illusione, cercando se stesso, fugge se stesso;
infatti si mostra attraverso il mondo sensibile solo come il senso
attraverso le parole, solo come, attraverso una nebbia sottile,
quella terra della fantasia, alla quale miriamo. Ogni splendido
quadro nasce quasi per il fatto che si toglie quella muraglia
invisibile che divide il mondo reale dall'ideale, e [il quadro] non
 se non l'apertura, attraverso la quale appaiono nel loro pieno
rilievo le forme e le regioni di quel mondo della fantasia, il
quale traluce solo imperfettamente attraverso quello reale. La
Natura per l'artista  non pi di quello che  per il filosofo,
cio solo il mondo ideale che apparisce tra continue limitazioni, o
solo il riflesso imperfetto di un mondo che esiste, non fuori di
lui, ma in lui"(59).

Dall'arte alla religione.

Fra i primi scritti di Schelling in difesa del sistema di Fichte e
la sua ultima grande opera, Filosofia della rivelazione,
intercorrono sessant'anni(60). Non  pertanto difficile immaginare
come il suo pensiero sia stato caratterizzato da revisioni,
modificazioni e - ovviamente - contraddizioni. Come abbiamo fatto
per gli altri filosofi, anche per Schelling abbiamo scelto di
mettere in evidenza gli aspetti della sua filosofia che hanno
costituito un punto di riferimento nel dibattito contemporaneo e
successivo. Per Schelling, comunque, corre l'obbligo di dare almeno
notizia della sua ultima produzione, legata alla chiamata
all'Universit di Berlino, nel 1841, dopo essere stato lontano per
oltre vent'anni dall'insegnamento universitario. Al periodo
berlinese - oltre alla Filosofia della rivelazione - risale la
Filosofia della mitologia (1842-1845).
In questa ultima produzione di Schelling si assiste a una
identificazione dell'Assoluto con Dio e a una sostituzione
dell'intuizione estetica con il misticismo religioso.

Una libert astratta.

Tutta la filosofia di Schelling si svolge all'insegna della
libert. Il "riscatto" di Dio attraverso l'aspirazione dell'uomo
alla libert  in qualche modo coerente con l'immagine di Dio che
Schelling dava gi nelle Ricerche filosofiche del 1809: un Dio (e
quindi l'Essere, l'Assoluto) inconciliabile con qualsiasi struttura
o dinamica meccanicistica dell'universo, un Dio che  vita ("Dio
non  il Dio dei morti, ma dei viventi")(61), e la vita intesa come
infinita e inesauribile produttivit e libert(62).
L'Assoluto di Schelling si sottrae a ogni regola di tipo meccanico
o matematico, non si lascia

p 424 .

esprimere - come abbiamo visto - se non nell'intuizione artistica o
mistica: niente pu essere pensato di pi libero; e niente - come
vedremo fra poco - di pi diverso dalla visione della realt che
Hegel aveva nel frattempo messo a punto, oscurando la fama di
Schelling come filosofo.
La preoccupazione di Schelling di non perdere nulla della realt e
della vita, di non lasciare nulla fuori dell'Essere, non  stata
sufficiente per fargli accettare come "distinto" ci che come tale
si manifesta: egli ha dovuto porre un Assoluto, al di l delle
opposizioni reali, che giustificasse l'opposizione, ma che al tempo
stesso la annullasse; ha messo in atto un processo di astrazione in
cui la realt diventa l'"odissea dello Spirito" che si svolge nella
"terra della fantasia", alla quale aspiriamo e che solo
intravediamo "attraverso una nebbia sottile". In questo modo anche
l'aspirazione alla libert si diluisce e perde quel forte connotato
pratico che aveva in Kant e in Fichte.
E' stato notato - forse un po' cinicamente - che "quando arriv il
'48, con le sue rivoluzioni liberali, anzi con la sua prima
rivoluzione proletaria, [...] Schelling, pur cos convinto d'aver
riportato la ragione sui binari dell'esistente, non se ne accorse
nemmeno"(63).
Un merito, comunque, deve essere riconosciuto a Schelling: pur
muovendosi - come tutto l'idealismo tedesco - all'interno della
gabbia che la filosofia occidentale ha costruito intorno a se
stessa (anzi riproponendo in maniera esplicita l'enigma iniziale
che ha originato, fin dai suoi albori, la riflessione filosofica),
egli introduce - primo fra gli idealisti - un dubbio e un sospetto
sugli strumenti del filosofare, in particolare sulle modalit di
usare la ragione da Parmenide a Kant. I nuovi elementi introdotti
da Schelling - l'inconscio e l'arte - mal si conciliano con la
filosofia, sia classica sia moderna, ma saranno destinati a giocare
un ruolo non secondario nella discussione filosofica della seconda
met dell'Ottocento e del Novecento.
